Prime Esperienze
La mamma di Leonardo
13.10.2026 |
2.384 |
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"Leonardo vide il bacino di Franco muoversi forte, rabbioso, mentre le mani le stringevano i fianchi fino a farle diventare bianche le dita..."
Seduto sul sedile posteriore della macchina, mentre il padre guidava con la solita attenzione maniacale e la madre commentava il paesaggio, Leonardo si promise che sarebbe stata l’ultima volta. L’anno prossimo avrebbe festeggiato l’estate della maturità con qualche amico. Basta villaggi vacanza, basta pranzi in famiglia, basta sorrisi di circostanza.Il villaggio era uno di quelli tipici della costa pugliese: casette bianche, piscina grande, ristorante a buffet, animazione serale.
La madre, Elisa, a quarantadue anni era ancora una donna che attirava sguardi. Capelli scuri raccolti in una coda alta, corpo sodo, seni pieni che la maglietta bianca non riusciva a nascondere del tutto, gambe lunghe e toniche. Il padre, invece, era il classico tipo raffinato e un po’ spento: camicie di lino impeccabili, occhiali da sole firmati, conversazioni su vini e architettura.
Noioso fino al midollo.
Il primo giorno Leonardo lo notò subito: Franco, il tuttofare del villaggio.
Cinquanta anni abbondanti, braccia muscolose segnate dal sole e dal lavoro, maglietta sempre sudata che gli stava attaccata al petto, maniera di parlare grezza, sguardo diretto.
Non era bello, ma aveva una presenza fisica pesante, animale.
Franco non perse tempo. Già il secondo pomeriggio, mentre Elisa era sdraiata a bordo piscina con un libro, si avvicinò con la scusa di sistemare un ombrellone.
«Signora, se ha bisogno di qualcosa… qualsiasi cosa… mi chiami pure.»
La voce era bassa, roca. Gli occhi le scesero sul décolleté senza pudore. Elisa arrossì leggermente, ma non si spostò.
Leonardo, seduto a pochi metri sotto un altro ombrellone, fingendo di guardare il telefono, li osservava. Il padre era al bar a leggere il giornale.
Nei giorni seguenti il corteggiamento di Franco diventò più esplicito.
Il padre non se ne accorgeva, o faceva finta di niente.
«Cazzo, signora… con quel corpo sembra una di quelle che vengono qui a farsi fottere.»
La voce era bassa, grezza, senza pudore. Gli occhi le scesero dritti sul décolleté, poi più in basso.
Elisa arrossì, ma non si mosse. Sorrise un po’ imbarazzata, un po’ lusingata.
«Franco, ma cosa dice…»
«Dico quello che vedo. Tette belle pesanti, culo sodo… se suo marito non se la scopa come si deve, altri lo farebbero volentieri.»
Leonardo sentì qualcosa stringersi nello stomaco. Era strano, quasi nauseante, e allo stesso tempo lo eccitava. Vedere sua madre desiderata in quel modo grezzo, trattata come una troia qualsiasi da un tipo sudato e maleducato, gli faceva venire un calore basso nella pancia. Il cazzo gli si indurì nei pantaloni senza che potesse farci niente.
Odiava quella sensazione.
Odiava il fatto che gli piacesse.
La sera del quinto giorno il padre era alla degustazione organizzata appena fuori il villaggio. Leonardo disse che sarebbe andato un paese con quei pochi amici sfigati che aveva conosciuto. Invece si appostò nell’ombra, vicino al bungalow dei genitori.
Vide Franco entrare senza aspettare il permesso.
Li aveva sentiti nel pomeriggio.
Uno dei soliti apprezzamenti volgari di Franco, la madre che accenna al fatto che quella sera sarebbe rimasta sola in casa.
C’erano tutti i presupposti.
Prima che la porta si chiudesse vide sua madre fare un passo indietro, l’accappatoio bianco che si apriva leggermente.
Immaginò le mani grandi di Franco addosso al corpo seminudo della madre. La spinta contro il tavolo, l’accappatoio che cadde. Sua madre nuda di fronte all’animale.
Leonardo sentì il suono sordo dei corpi, il respiro pesante di Franco, i gemiti di sua madre che filtravano bassi attraverso il vetro. Nella sua testa immaginava parole volgari, grezze, da operaio.
Guarda come ti scopo… sei una figa da far schifo… ti piace il mio cazzo, vero?
Leonardo si spostò vicino ad una finestra dove poteva intravedere Franco che le alzò una gamba e infilò il suo cazzo nodoso nella figa esposta della madre con una spinta secca. Elisa gettò la testa indietro, la bocca aperta. Leonardo vide il bacino di Franco muoversi forte, rabbioso, mentre le mani le stringevano i fianchi fino a farle diventare bianche le dita. Il seno di sua madre dondolava a ogni colpo.
Non riusciva a staccare gli occhi. Il cazzo gli premeva duro contro i pantaloni. Sentiva il cuore battere in gola e uno strano calore misto a nausea. Era sua madre. E stava venendo scopata come una qualsiasi puttana contro quel tavolo.
Franco la girò. La piegò in avanti. Leonardo vide perfettamente le cosce aperte, il culo sollevato, il cazzo che entrava e usciva lucido. Le spinte erano pesanti, profonde. Elisa si aggrappava al bordo del tavolo, la schiena inarcata, i capelli che le cadevano sul viso. Ogni tanto emetteva un gemito più alto, soffocato.
Nella testa di Leonardo le voci continuavano, inventate, sporche.
Prendilo tutto… apri le gambe… sei bagnata da far schifo…
Vide Franco allungare una mano sotto, tra le cosce di Elisa, e strofinare. Sua madre si irrigidì, la bocca si aprì di più, le gambe le tremarono. Venne così, piegata, mentre Franco continuava a scoparla senza pietà.
Leonardo sentiva il respiro corto. Il cazzo gli pulsava. Non si toccava, non poteva, ma il piacere misto a disgusto gli bruciava dentro. Guardava il corpo di sua madre che veniva usato, scosso, riempito di spinte grezze, e non riusciva a smettere.
Franco si sfilò all’improvviso. Afferrò Elisa per i capelli, le fece alzare la faccia e le sparò sulla bocca e sul seno quel liquidò Bianco, denso, che le colava sul mento e sulle tette. Elisa tenne la lingua fuori, gli occhi socchiusi, e leccò.
Leonardo ripensò a quante volte quelle labbra lo avevano baciato con tenerezza mentre continuava ad immaginare parole, ancora più volgari.
Leccalo tutto… brava troia… ingoia tutto puttana… lo sapevo che eri una vacca…
Leonardo vedeva la madre godere mentre aveva in bocca il cazzo volgare di Franco.
All’improvviso Franco si ritrasse, si sistemò i pantaloni, prese in una mano le guance di Elisa sollevandole la testa per guardarla negli occhi e uscì.
Elisa restò un attimo così, nuda, ansimante, lo sperma ancora sulle labbra. Poi si rialzò lentamente e si chiuse in bagno.
Leonardo rimase immobile nell’ombra. Il cazzo duro, la testa piena di immagini, il cuore che non rallentava. Si allontanò solo quando fu sicuro che nessuno potesse vederlo.
Andò in una zona isolata del villaggio, si appoggiò con una mano ad un muro e si masturbò ripensando a ogni fotogramma: le cosce aperte di sua madre, il suono umido delle spinte, lo sguardo perso mentre leccava la sborra di quella bestia. Venne forte, con i denti stretti, odiando se stesso e non riuscendo a cancellare nulla di quello che aveva visto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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